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Regionali: Bindi, chiedo le scuse del Pd

Bindi a PiazzaPulita

Continui cosi'

Incredibile mutazione genetica del pd

FAQ- antimafia e candidature: le risposte alle domande più frequenti

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?

Bersani: "Dare addosso a Rosy Bindi in questa maniera è una vergogna"

«In queste ore, a chi mi chiede, rispondo: andate a votare, e votate Pd. Ma sono anche molto incazzato. E preoccupato. Perché dare addosso a Rosy Bindi in questa maniera è una vergogna. […] Sia chiaro: deve essere la legge a decidere chi si può candidare e chi no. Però esiste anche il codice antimafia. L'abbiamo approvato tra l'entusiasmo di tutti. E il codice va rispettato. La polemica sui tempi del pronunciamento della commissione antimafia è sbagliata. Bisognava aspettare che fossero depositate le candidature, e che arrivassero le informazioni dalle prefetture. Dare addosso in questa maniera alla Bindi, una donna del suo rigore e della sua passione politica, è indegno. Vuol dire che abbiamo perso la bussola. E qui o si va a messa o si sta a casa».

La gloriosa ribalta di Saviano e l'antimafia che tace (e piace)

Se Pio La Torre avesse dovuto licenziare oggi - e non 38 anni fa - la sua relazione di minoranza in commissione Antimafia (con i nomi, i cognomi e i fatti che essa puntualmente elencava) sarebbe stato additato anche lui come un mestatore di folle, uno da processi di piazza, un vile aggressore della legalità repubblicana. Anche per questo val la pena ristabilire alcuni fatti.unto primo: se De Luca sta dentro quell'elenco, la responsabilità è solo di De Luca (sotto processo per concussione continuata) non certo della presidente Bindi o della commissione antimafia. Che quei nomi non li ha mai discussi, limitandosi a una presa d'atto dei loro carichi pendenti.Punto secondo: se davvero qualcuno non condivideva l'urgenza di un Codice di autoregolamentazione, perché non lo ha detto otto mesi fa quando quel codice è stato approvato? Renzi avrebbe potuto spedire Orfini a palazzo San Macuto per spiegarci che la commissione non deve ficcare il naso nelle liste dei partiti, che non sono previste soglie di onorabilità diverse da quelle già indicate dalla Severino e che, insomma, la politica non si autoemenderà mai.

Solidarietà

Io sto con Rosy - Il branco attacca su comando

In queste ultime ore di campagna elettorale abbiamo assistito a una sorta di linciaggio politico di Rosy Bindi, colpevole di avere indicato sedici personalità che sulla base di accurate disamine sono ritenute dalla Commissione Antimafia politicamente impresentabili: personalità appartenenti alla destra, al centro destra, al Pd. Abbiamo visto parlamentari, governanti, giornalisti avventarsi sul Presidente della Commissione e far quadrato a difesa di un sistema di selezione di classe dirigente che offende la Costituzione, e in particolare i criteri di disciplina e onore richiesti dall'articolo 54. Il loro comportamento è quello di una muta, che agisce d'istinto su comando. Disabituata a essere eletta, la muta che attacca Rosy Bindi eviterebbe anche il voto locale, se potesse. Il vero scandalo di un Paese commissariato è l'uso e l'abuso che i suoi dirigenti fanno delle urne. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dice di non aver "mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà", e per meglio isolare il Presidente della Commissione Antimafia denuncia un "regolamento dei conti dentro il Pd". Se la realtà gli stesse veramente a cuore, vedrebbe la propria autoreferenzialità, e il degrado di un partito divenuto completamente indifferente alla questione morale. Di un Paese sotto tutela cui non è più permesso di votare rappresentanti non indagati, degni della carica cui aspirano.

Antimafia e candidature, Bindi: "Ho fatto il mio dovere"

“I dirigenti del Pd mi hanno attaccato in massa. Ma dalla gente, dalla base, mi è arrivata tanta solidarietà. Io non temo di essere mandata essere via dal partito: sanno bene che se ci provano non ci riescono: io non lascio la mia casa...". Il giorno dopo la bufera, la presidente della commissione Antimafia si dice "tranquilla con la mia coscienza: abbiamo solo fotografato una situazione. Mi sono presa tante botte, ma non mi importa. Piuttosto, sono molto amareggiata perché il mio partito ha cercato di delegittimare il lavoro della commissione, ossia di un'istituzione parlamentare: un lavoro che non ha fatto solo Rosy Bindi".

Rosy Bindi: "Brutta pagina per il Pd, perse legalità e etica; ho solo seguito la legge"

Intervista alla Presidente Antimafia sulle vicende legate alle candidature. "Non è una bella pagina quella in cui un partito, il Pd, il mio partito, stronca il lavoro dell'Antimafia in nome di una convenienza elettorale”. Rosy Bindi è in trincea: “Mi sembra di essere tornata al "caso Di Bella’…“. Si sfoga, la presidente della commissione, che ha presentato la lista degli impresentabili in cui c'è De Luca. E si difende.

Così seppelliscono la questione morale

Una grave anomalia del nostro Paese consiste nel valutare gli interventi sul versante dell’osservanza delle regole non in base a criteri di correttezza e rigore, ma in base al parametro di utilità. In sostanza il messaggio è: se applicando le regole si fa qualcosa che danneggia me o qualcuno della mia cordata, metti in conto che tu che applichi le regole dovrai subire attacchi, aggressioni e denunce. È la solita difesa “contro” le regole, uscendo dal circuito delle regole stesse. Un classico è accusare chi fa il suo dovere di uso distorto della funzione per fini politici di parte, appioppando etichette fasulle di appartenenza a questa o quell’altra fazione. Sta succedendo anche alla presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, accusata ingiustamente di voler favorire una componente del suo gruppo politico a scapito di altre. Lo scopo è quello di sempre: denigrare e svalutare il lavoro che si sta facendo, parlando di altro rispetto al merito. È successo a Falcone e Borsellino quando si occupavano di Vito Ciancimino e dei fratelli Salvo, è successo alla Procura di Palermo quando si occupava del dopo stragi, di Andreotti e Dell’Utri. Succede oggi a Rosy Bindi, quando si occupa, non di un insieme di parole vuote, ma di rompere la cortina di silenzio che sta cancellando la questione morale.

Grazie a Rosy Bindi e alla Commissione

“È la prima volta nella storia di questo paese che una istituzione parlamentare così autorevole come la commissione antimafia ha la forza e la coerenza di richiamare le responsabilità politiche dei partiti nel selezionare i candidati alle elezioni”. Per questo Tano Grasso, presidente onorario della Federazione delle associazioni antiracket italiane (Fai), si dice grato alla commissione parlamentare antimafia e a Rosy Bindi che la presiede. Alle polemiche sollevate dalla lista dei candidati “impresentabili” resa nota dalla commissione parlamentare antimafia, Grasso replica spiegando che: “Non si tratta di emettere sentenze o di ‘fare processi in piazza’. I processi riguardano l’innocenza o la colpevolezza. Qui si tratta di assumersi la responsabilità di una valutazione politica, come prevede d’altra parte anche il codice di autoregolamentazione votato dagli stessi partiti che oggi criticano la presidente Bindi”. “Il giudizio politico – ribadisce Grasso – non può essere espresso solo dopo una sentenza definitiva”. “Trovo assolutamente sgradevole – aggiunge il presidente onorario della Federazione antiracket – insinuare che dietro questa decisione ci siano dinamiche di corrente. Non si può gettare discredito su chi ricopre un importante ruolo istituzionale, sollevando sospetti di questo tipo”. “Il problema – avverte Grasso – non è la commissione antimafia, ma il modo in cui i partiti selezionano i propri candidati”.

Don Luigi Ciotti, "Lascia tanta amarezza la polemica suscitata dalle indicazioni della Commissione Antimafia"

Roma (AGI) - Lo dice don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele, che aggiunge: ''Da anni auspichiamo un rinnovamento della politica, una sua pulizia dal malaffare, dalla corruzione, e dai fiancheggiamenti con il crimine organizzato, e ora che la Commissione Antimafia esercita fino in fondo le sue funzioni si riduce tutto ad una lotta di potere tra correnti di partito, benche' le indicazioni riguardino sia il centrodestra che il centrosinistra e dunque non possono essere accusate di faziosità''. Don Ciotti conclude: ''Si potrà discutere il metodo ed i tempi, ma non l'importanza, anche l'essenzialitaà del merito, ossia che e' in gioco, molto prima che la vittoria di questo o quel partito nelle imminenti elezioni regionali, la credibilità della politica, una credibilità che può essere riacquisita solo abbandonando gli opportunismi e le convenienze ispirate alle logiche del fine che giustifica i mezzi. Sono false vittorie quelle che cinicamente sacrificano l'etica al potere. Vittorie che paghiamo tutti, a cominciare dai tanti che ancora credono nella politica come servizio del bene comune''.

Camusso: impresentabili? le regole decise vanno applicate

Bologna (askanews) - Le regole che vengono decise vanno applicate. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha commentato la polemica suscitata dalle indicazioni della Commissione Antimafia sui candidati alle prossime elezioni regionali. "Il tema - ha spiegato Camusso a margine della festa della Cgil di Bologna - è avere un comportamento rigoroso che è quello che si decidono delle regole e poi si applicano. Non è che le regole debbano variare in ragione di altre convenienze".

Bindi: fiducia, Italicum e i numeri dell'approvazione

Rosy Bindi invita la classe politica intera a fare una riflessione sui numeri dell'Italicum, sul fatto che sia stata approvata una legge elettorale a maggioranza risicata e con voto di fiducia. La Presidente Antimafia spiega anche perché all'interno del Partito Democratico c'è stata una spaccatura; "La fiducia sulla legge elettorale è un precedente pericoloso e valgono più i principi costituzionali che le regole interne ad un partito". (2 VIDEO)

Omnibus (La7) - Bindi: Riflettere sui numeri dell'Italicum

«Una vittoria di Pirro», intervista a Rosy Bindi di G.Casadio (Repubblica)

«Approvare una legge elettorale pagando questi prezzi alla qualità della democrazia parlamentare assomiglia molto a una sconfitta. Avevamo detto "mai più da soli”. Invece l'Italicum è stato approvato da soli meno qualcuno, circa 50». L'ex presidente del Pd, Rosy Bindi: «Non promuoverò il referendum, anche se questa riforma ammazza il bipolarismo, ora la modifica del Senato rischia uno stop, il processo riformatore del governo assomiglia al passo del gambero: uno avanti e due indietro; e non farò scissioni, meglio aprire un confronto dentro il partito su scuola, lavoro e welfare. Vedo un partito che ha bisogno di essere costruito. La prova sono le liste per le regionali, le lacerazioni create dalle primarie. Il Pd è diventato un comitato elettorale in cui l'unico criterio che conta è vincere ma non la qualità del progetto e della classe dirigente».

Scuola, Bindi: No a distinzioni tra precari

Legge elettorale: l'intervento di Rosy Bindi alla Camera

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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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