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9/10/2009

Rosy Bindi, tosta catto-dem che crede in Dio, nella laicità e nel meticciato
di Maurizio Crippa - da Il Foglio


Intelligente quanto passionale, tosta quanto faziosa di talento, Rosy Bindi ha soprattutto una gran passionaccia per una serie di cose che la rendono oggi, e da una bella sventagliata di anni, una cattolica democratica fieramente minoritaria. Lo è sempre stata: nella Dc sempre reformanda, nella chiesa (reformanda tout-court), nell'Ulivo - albero mitologico che avrebbe dovuto rappresentare il fruttifero compimento di quelle due riforme. Nel riscontro degli elettori e oggi pure nel Partito democratico, di cui è co-fondatrice e detentrice di un pacchetto di minoranza che non riesce però a diventare golden share.

Eppure, in questa fase magmatica per i cattolici e la politica ("la fatica del nostro stare insieme dimostra che la scelta del Pd è quella giusta") la biografia e le idee di Rosy Bindi restano una delle poche pietre di paragone che non si possono semplicemente scartare di lato. Minoranza è condizione che non le spiace, e lo dice subito, nel libro-intervista con la giornalista di Repubblica Giovanna Casadio "Quel che è di Cesare" (Laterza), fin dal titolo consacrato al totem della laicità.

Le cose minoritarie per cui ha una vera passionaccia sono: la laicità, intesa come autonomia della coscienza cristiana e come spazio della convivenza; la Costituzione; la storia dei cattolici democratici (nozione in verità un po' allargata) come fiera alterità rispetto al resto del cattolicesimo politico (fratelli che sbagliano, i catto-liberali e i catto-popolari); la bioetica come stretto crinale su cui evitare gli "aut-aut"; l'economia come redistribuzione. Il Pd come partito in cui si entra "senza vecchie casacche".

Modi di vederla. C'è chi chiama "eccezionalismo italiano" quel carattere per cui in Italia c'è una presenza tosta della chiesa a presidio di certi valori. Bindi invece lo chiama "un retaggio tutto italiano, senza confronti in Europa", "un provincialismo che impedisce alla nostra democrazia... di mettere a frutto il valore della laicità". Anche perché, spiega, disgraziatamente sono stati rimossi i due capisaldi di Costituzione e Concilio, e su questa tabula rasa oggi avanza una destra che "piega la religione al consenso politico".

Irriducibile lei, irriducibili i concetti teologici e politici che sono l'ossatura del cattolicesimo democratico, di cui oggi la Bindi non è solo l'erede, ma anche l'interprete più credibile. Irriducibile a certo cattolicesimo identitario è la prospettiva in cui colloca il rapporto tra religione e società: "La novità è ormai la società multietnica e multireligiosa, che può incontrare la democrazia solo se prima trova la laicità. E i cattolici non possono prestarsi al rischio di ridurre il cristianesimo a 'religione ci- vile' e a un uso improprio della fede". Irriducibile, forse, la stessa idea di fede che lei, ex dirigente dell'Azione cattolica, fa sua: "Riconoscere e fondare l'esistenza su un'unica signoria che, questo è il paradosso cristiano, mi consegna alla mia piena libertà di coscienza".

Quanto non le piaccia non solo Berlusconi, ma soprattutto l'attuale destra che fa "uso blasfemo della fede", lo spiega la sua militante idea di politica: "Scopo della politica è quello di rendere ragione ai deboli e rendere forti le ragioni dei giusti". Ma oggi la chiesa "invece di formare dei laici cristiani e orientare la loro coscienza perché possano affermare nella loro autonomia un progetto politico complessivo, si accontenta
di essere un soggetto sociale che tratta con il potere politico". Ribatte colpo su colpo. E' vero, ci sono i valori non negoziabili, e li accetta. Ma "come insegnava Pietro Scoppola, anche la storia è a suo modo non negoziabile". E aggiunge, al veleno: "Forse questo è il problema di Francesco Rutelli". Qua e là ci sono legnate per tutti, per la "conversione" di Sacconi e per Tremonti, "innanzitutto un surfista".

Per l'ex ministro della Famiglia silurato dalla Cei sui Dico, per la cattolica sprezzantemente laica del Pd ("mi sento molto diversa dai "teodem") la bioetica non è tema qualsiasi. Ma una zona in cui abbondano i "non ho certezze" e "siamo in ricerca", le riverenze verbali, prima che concettuali, necessarie per sedersi al tavolo del dialogo. Anche se risponde secca: "Non sarebbe né corretta né laica la pretesa di silenzio o di arretramento dei cattolici".

L'incontro tra cattolici e democrazia che tanto preoccupa Gustavo Zagrebelski, la Bindi è fermamente convinta che possa compiersi nella laicità del Pd, in una prospettiva in cui sui temi etici prevalga il "diritto mite" e il problema identitario - razziale o religioso che sia - venga sublimato nel meticciato. "Forse non è un caso che nei mesi della Costituente Dossetti avvia anche una personale riflessione teologica sul rinnovamento della chiesa che, racconterà lui stesso, era un 'anticipo del Concilio', dice a un certo punto.

L'eterno sogno dossettiano di intrecciare riforma della chiesa e riforma della politica ora vive dentro al Pd. O almeno nella sua orgogliosa e incontaminata minoranza cattolico democratica, che non riesce proprio a diventare golden share.


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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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