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8/6/2009

Sicurezza e diritti: un binomio inscindibile
di don Roberto Davanzo


Editoriale di giugno del direttore della Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo.


Non è senza preoccupazione che mi accingo a stendere queste note. Le vicende di queste ultime settimane relative al mondo dell'immigrazione - dall'approvazione del "pacchetto sicurezza" alla proposta di carrozze distinte per milanesi e non milanesi, passando attraverso il respingimento in Libia dei barconi dei disperati - non possono non inquietarci.

Ma più che la gravità di talune iniziative, ci inquieta il silenzio rassegnato che si percepisce da più parti. Ci stiamo abituando un po' a tutto. In nome della (doverosa) lotta ai mercanti di schiavi che lucrano sulla disperazione di chi fugge da guerre e persecuzioni, in nome del contrasto dell'immigrazione clandestina, arriviamo a negare il diritto delle persone ad aspirare a condizioni umane di vita.

Quando si parla di immigrazione clandestina si dimentica spesso che questa, nel nostro Paese, ha raggiunto il numero di 650.000 persone, non solo per la elevata pressione migratoria, ma soprattutto per l'irrazionalità dell'attuale sistema di regolazione che - come sappiamo - prevede che un datore di lavoro assuma un immigrato quando questo è ancora nel suo Paese, senza neppure averlo mai visto in faccia!

Ci piacerebbe allora assistere ad un diverso protagonismo delle diplomazie dell'Unione Europea verso un governo più efficace e rispettoso del fenomeno migratorio, piuttosto che ad accordi con Stati dittatoriali del nord Africa che poco hanno a che fare col rispetto dei diritti umani.Ci piacerebbe ascoltare riflessioni e progettualità politiche capaci di quello strabismo che sa leggere le situazioni locali, ma collocandole in un orizzonte globale.

Ci piacerebbe che fosse preso maggiormente sul serio quanto Benedetto XVI scriveva nel messaggio per la giornata della pace 2009: "Nell'attuale mondo globale è sempre più evidente che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado".

La lunga serie di divieti presenti nel "pacchetto sicurezza" sembra far prevalere una logica repressiva mirante a "rendere la vita impossibile" allo straniero che si trovi in situazione di irregolarità dal punto di vista dell'ingresso o del soggiorno. Il rispedire i barconi in Libia, quanto potrà farci dormire sonni tranquilli? Non è invece verosimile pensare che tutte queste scelte alla lunga non faranno che aumentare la pressione sulle nostre frontiere da parte di questo esercito di disperati e lievitare le tariffe dei mercanti di schiavi?

È chiaro che non ci sono soluzioni a buon prezzo, nè che possono queste poche righe offrire un contributo significativo. Ma almeno possiamo e dobbiamo dirci che per chi ha avuto la fortuna di conoscere Gesù e il suo Vangelo, alcuni riferimenti sono ineludibili e obbligatori. Riferimenti che non possiamo imporre a chi non ha la fede, che non possono tradursi immediatamente in scelte pratiche sul piano politico, ma che devono guidare il nostro pensiero e la nostra azione.

Riferimenti che derivano da quella "cattedra" che è il Crocifisso e alla quale ci rimandava msg. Renato Corti nella sua relazione del Convegno di Triuggio 2008. Commentando il pensiero di un grande teologo della carità, Antonio Rosmini, ci invitava a considerare le quattro dimensioni della carità che la croce di Gesù rappresenta: «la larghezza di tale amore è simbolo della carità di Dio che abbraccia tutti gli uomini. La lunghezza è "simbolo della carità di Dio che dura in eterno". L'altezza è "simbolo della carità di Dio che tende ad innalzare la creatura intelligente al sommo bene ed all'ultima perfezione". La profondità è "simbolo della carità di Dio che, con disegni di inarrivabile sapienza e con misteri nascosti nei secoli - come fu quello della croce - compie l'opera che si è proposta"».

A dire che quando parliamo di carità, noi cristiani dobbiamo renderci conto che siamo davanti ad un'opera sovrumana e non al frutto della nostra generosità. Che non ci è lecito stupirci se le esigenze di questa carità non vengono comprese o se addirittura veniamo irrisi quando ci permettiamo di proporle. Che, anche all'interno delle nostre comunità cristiane, spesso siamo tentati di fermarci ad una concezione della carità che ha il sapore più dell'Antico Testamento che non il profumo del Vangelo.

A giustificare la rinnovata urgenza per noi operatori della Caritas, di riscoprire le profonde radici evangeliche della carità, allo scopo disostenere l'impegno educativo all'interno delle nostre comunità cristiane.


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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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