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31 Maggio 2015

FAQ- antimafia e candidature: le risposte alle domande più frequenti

di Redazione



Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura?

Il lavoro si è svolto nel perimetro dei compiti assegnati alla Commissione dalla legge istitutiva (legge 19 luglio 2013, n. 87).

Tale legge prevede che la Commissione Antimafia abbia il compito di "indagare sul rapporto tra mafia e politica, con riguardo alla sua articolazione nel territorio e negli organi amministrativi, con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive" (art. 1, comma 1, lett. f), e quello di "svolgere il monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali e proporre misure idonee a prevenire e a contrastare tali fenomeni, verificando l'efficacia delle disposizioni vigenti in materia" (art. 1, comma 1, lett. n). In attuazione di tale compito, la Commissione all'unanimità, nella riunione del 23 settembre 2014, ha approvato una Relazione in materia di formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali (Doc. XXIII, n. 3).

La relazione contiene una proposta di autoregolamentazione (Codice) rivolta ai partiti politici, alle formazioni politiche, ai movimenti e alle liste civiche affinché si impegnino, in occasione di qualunque competizione elettorale, a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, candidati che non rispondano ai requisiti previsti dal codice medesimo. Il Codice prevede che la Commissione, nell'ambito dei poteri ad essa conferiti e dei compiti previsti dalla legge istitutiva, verifichi la corrispondenza delle liste elettorali presentate dalle forze politiche alle prescrizioni del Codice stesso (art. 4).


Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto?

E' stata una scelta di trasparenza e responsabilità verso gli elettori, il cui risultato quindi non poteva che essere reso noto prima del voto. La Commissione Antimafia, nella sua peculiare natura di organo parlamentare dotato anche dei poteri dell'autorità giudiziaria in base all'articolo 82 della Costituzione, ha compiuto il massimo sforzo di acquisizione ed elaborazione di informazioni che fosse possibile, in assenza di un sistema unico di gestione dei dati giudiziari, per un numero considerevole di soggetti, nel ristretto lasso di tempo che va dalla presentazione delle liste alla conclusione della campagna elettorale. La verifica della Commissione è potuta partire meno di trenta giorni prima del voto ed è stata condotta in tempi obbligati e strettissimi, a ridosso della scadenza elettorale, e ha interessato un numero considerevole di candidati.

Un giudizio sui tempi può essere espresso avendo presente la vigente normativa di settore e l'iter seguito dalla Commissione:

- le liste dei candidati dovevano essere presentate ai rispettivi uffici elettorali dalle ore 8 del 30º giorno sino alle ore 12 del 29º giorno antecedente la data fissata per la votazione (art. 9, comma 1, della legge 17 febbraio 1968, n. 108, e successive modificazioni; art. 1, comma 11, della legge 23 febbraio 1995, n. 43);

- il sistema attuale prevede un controllo limitato pressoché esclusivamente alla verifica dell'esistenza delle autocertificazioni dei candidati, che gli uffici elettorali sono chiamati a controllare entro il ridottissimo lasso di tempo di 24 ore;

- per svolgere la propria verifica la Commissione si è avvalsa, ai sensi dell'articolo 7 della legge istitutiva (legge 9 luglio 2013, n. 87), della collaborazione operativa della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA), la quale ha utilizzato i propri poteri di accesso ai sistemi informativi giudiziari, rafforzati dalla recente entrata in vigore della legge 17 aprile 2015, n. 43;

- la DNAA ha effettuato una rilevazione straordinaria sui sistemi informatici di gestione dei registri generali delle Procure distrettuali e circondariali, nonché del Ministero della Giustizia, in ordine alle informazioni giudiziarie attinenti all'eventuale pendenza di procedimenti penali, a decorrere dalla fase del rinvio a giudizio e in relazione all'elenco dei reati indicato, e di misure di prevenzione personale e patrimoniale, a decorrere dall'applicazione del decreto, fermo restando che l'attendibilità e il livello di aggiornamento degli stessi registri vanno riferiti al rispetto, da parte dei singoli uffici giudiziari, delle regole di inserimento e completezza informativa;

- i dati sono stati successivamente riscontrati, quanto agli esiti giudiziari, presso le procure distrettuali e circondariali di competenza; a tale proposito, va rimarcato che il casellario dei carichi pendenti non è ancora su base nazionale.

Ad ulteriore dimostrazione della complessità dell'operazione svolta dalla Commissione è utile ricordare che ad oggi si registra un unico precedente di verifica delle candidature, svolto -successivamente ad alcune tornate elettorali - da parte della Commissione Antimafia presieduta dal sen. Pisanu (XVI legislatura): la pubblicazione dei risultati richiese oltre un anno.


La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi?

Assolutamente no. La Commissione ha compiuto un atto dovuto e non discrezionale. Le condizioni considerate ostative alla candidatura in qualsiasi competizione elettorale sono precisamente enumerate nel Codice di autoregolamentazione deliberato, all'unanimità, dalla Commissione Antimafia nella riunione del 23 settembre 2014 (art. 1).

Tale Codice rinnova e amplia gli analoghi "codici di autoregolamentazione" approvati in Commissione Antimafia nelle sedute del 23 gennaio 1991 (X legislatura), del 27 novembre 2007 (XV legislatura) e del 18 febbraio 2010 (XVI legislatura), è stato discusso dal Senato e dalla Camera nelle sedute, rispettivamente, del 29 ottobre 2014 e del 27 aprile 2015. Il lavoro della Commissione si è svolto quindi nel perimetro tracciato dal Codice di autoregolamentazione. Da un lato, il Codice predispone un presidio più avanzato rispetto ad alcune fattispecie di reato ritenute particolarmente sensibili alla luce di criteri di opportunità, a suo tempo individuati dalle forze politiche presenti in Commissione Antimafia con riferimento ai campi di interesse della Commissione stessa, e poi sottoposti alla discussione nelle assemblee di Senato e Camera. Dall'altro, la verifica del rispetto del Codice stesso presuppone l'applicazione del d.lgs 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190, emanato in attuazione della cd. "Legge Severino") e la corretta effettuazione delle procedure di verifica delle condizioni di incandidabilità e di ineleggibilità da parte degli uffici elettorali.

Pare rilevante sottolineare che il dibattito politico in vista delle elezioni regionali del 31 maggio si è incentrato anche sulle qualità personali e morali dei candidati. In particolare, per alcune regioni chiamate al voto, e segnatamente per quelle meridionali di tradizionale inserimento delle organizzazioni criminali mafiose, il pubblico dibattito si è focalizzato sulla presenza nelle liste di candidature giudicate inopportune, talvolta non soltanto sotto i profili tecnico-giuridici. Si è pertanto creato un contesto di grande allarme mediatico sul tema della selezione della classe dirigente del Paese, in particolare a livello politico regionale e locale. Tale tema è stato particolarmente avvertito dalla Commissione che, in sede di programmazione dei lavori in tempi non sospetti rispetto alla conoscenza delle candidature, ha sentito la necessità di avviare l'azione di verifica effettiva della sussistenza di situazioni considerate politicamente inopportune, assumendo come parametri quelli previsti nel proprio Codice di autoregolamentazione.


Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?

Il Codice ha valore etico, la sua valenza ai fini di una valutazione delle candidature è pertanto di natura esclusivamente politica e non vincolante sotto il profilo giuridico. E' una proposta offerta al dibattito politico istituzionale per un ripensamento e un rinnovamento dell'etica e della deontologia di tutti i soggetti che si propongono per una competizione elettorale, su criteri chiari, ben definiti e innovativi. Per esempio, con particolare riguardo alle inchieste svolte dalla Commissione, considera, come soglia di rilevanza della situazione processuale, il rinvio a giudizio e prende in considerazione solo alcune fattispecie di reato: i reati di mafia e alcuni di quelli considerati "spia" di possibile infiltrazione e condizionamento mafioso, come la corruzione e la concussione. La mancata osservanza delle previsioni del Codice comporta una valutazione di carattere strettamente etico e politico e non dà luogo ad alcuna sanzione, tantomeno ai fini dell'attuazione delle disposizioni in materia incandidabilità alle elezioni regionali di cui al d. lgs. 235 del 2012.

In definitiva, solo le forze politiche possono seriamente contrastare le degenerazioni del clientelismo che incentivano la caduta dell'etica pubblica e la sfiducia nelle istituzioni, ma per farlo non basta attenersi alla sola legalità formale.

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31 Maggio 2015
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Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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