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24/4/2012

«Sarkozy bocciato. Ora il governo Monti mandi un segnale all'Ue»
di Simone Collini - da L'Unità


«Io non me la sento ancora di dire, anche se lo spero e le probabilità per lui sono molto alte, che Hollande diventerà il prossimo presidente della Francia».

Perché tanta cautela, onorevole Bindi, visto il risultato del primo turno?
«Il risultato registra soprattutto il fallimento di Sarkozy, perché un presidente uscente che arriva secondo e l'ipoteca di circa il 20% dell'estrema destra costituiscono un giudizio decisamente negativo per lui. E la bocciatura, da cui sarà complicato risollevarsi, è dovuta innanzitutto alla sua politica europea».

Dice che se dovesse vincere Hollande ci saranno cambiamenti su questo fronte?
«Dico non solo questo, perché è chiaro che con la vittoria socialista la Francia potrà diventare un importante interlocutore per una nuova politica in Europa. Dico anche che il risultato del primo turno è già di per sé una domanda di cambiamento rispetto alla politica seguita fin qui, centrata solo sul rigore, priva di misure per la crescita, segnata da una mancanza di solidarietà».

Questo per dire cosa?
«Che anche senza attendere il secondo turno delle presidenziali francesi il governo italiano dovrebbe da subito aprire una fase nuova in Europa».

Cioè proporre la rinegoziazione delle misure decise fin qui?
«Non solo rinegoziare l'impianto della politica europea, ma forse dovremmo cominciare ad attuare il programma contenuto nella lettera della Bce con modalità diverse da quelle seguite finora».

Chiudendo con la politica del rigore?
«Non si tratta di dismettere la politi­ca del rigore, ma di capire che ci sono tutte le condizioni per allentare il Patto di stabilità, per non considerare come una mancanza di rigore politiche di investimento e di coesione sociale».

Riaprire il negoziato non sarà però sufficiente per lasciarci alle spalle la crisi, non crede?
«Certamente, ma infatti adesso mi aspetto anche proposte per la crescita dal ministro Passera».

Mentre i ministeri sono sotto pressione per i tagli alla spesa?
«Sappiamo che il ministro Giarda deve presentare proposte per la spending review e nessuno si oppone, sappiamo che è necessario colpire gli sprechi. Ma dal ministro dello Sviluppo ci si aspettano proposte per la crescita. Vogliamo sapere di quanto dispone per saldare il debito che la Pubblica amministrazione ha con molte imprese, vogliamo sapere se si toglie il Patto di stabilità interno ai comuni virtuosi per consentirgli di operare investimenti e tornare a fare da volano all'economia italiana, come è sempre stato. Gli italiani a questo punto si aspettano un segnale forte, ad esempio su una sistematica lotta all'evasione, su un utilizzo delle risorse da essa derivanti per allentare la pressione fiscale su imprese e famiglie».

Non pensa che gli italiani, come forse anche i francesi visto il consenso ottenuto dalla Le Pen, si attendano anche segnali forti dai partiti, senza i quali assumeranno maggior forza le spinte populiste?
«Siamo consapevoli che in questo momento serve un pacchetto di riforme molto forte, sull'assetto istituzionale, sul sistema di voto, sul finanziamento ai partiti. Non possiamo procedere con la politica dei piccoli passi perché abbiamo visto che se anche facciamo scelte importanti, come è stato fatto sui vitalizi e sulle indennità dei parlamentari, gli italiani non percepiscono questi interventi come una risposta alla domanda di rinnovamento politico. Dobbiamo avere il coraggio di avanzare proposte che siano davvero capaci di interpretare il malessere e la sfiducia che ci sono».

Cosa ne pensa del partito della nazione annunciato da Casini, può essere una risposta?
«Vedo più che altro un grande impegno sui contenitori, quando invece c'è bisogno di idee, progetti, proposte che definiscano un'alternativa per superare la crisi. Ogni forza politica può annunciare nomi nuove, altre modalità di organizzazione. L'Italia da decenni è piena di questo. Quel che manca, se ci sono tanti elettori restii ad andare a votare, è la percezione che c'è un'alternativa a questa situazione. La crisi è stata prodotta dalla destra, che oggi propone ricette altrettanto fallimentari. A Casini allora domando dove siano le idee, quali siano i programmi che propone? E il Pd, anziché aspettare che si materializzi il partito della nazione, deve rafforzare la sua proposta alternativa».

Il Pd non deve confrontarsi con Casini per la prossima legislatura? O accettate che lavori per Monti premier anche dopo il 2013?
«Casini mi sembra si stia predisponendo a lucrare politicamente dall'esperienza di questo governo. Se così fosse, diventerebbe complicata per noi un'interlocuzione sul futuro con lui. Il Pd deve sfidare Casini a ragionare sull'alternativa. Il governo sta amministrando gli effetti della crisi, ma si tratta di superarla, la crisi, c'è bisogno di una svolta, di una fase nuova».

La volete in tempi brevi?
«Non vogliamo elezioni anticipate, se è questo che intende. Anzi, tutti questi movimenti mi sembrano in contraddizione con l'affermazione che Monti debba durare fino al 2013, e anche oltre. In questo vedo manovre da elezioni anticipate, perché è chiaro che diventa complicato assumersi una responsabilità così scomoda, vista la situazione, quando si crea competizione tra le forze politiche che sostengono il governo».

 

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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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