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6/4/2012

La riscossa del Terzo polo
di Sofia Basso - da Left


Un po' come i cattivi dei film che sembrano morti e invece, a sorpresa, si rialzano più bellicosi che mai. Il Terzo polo pareva sconfitto dall'avvento del bipolarismo e invece si è ampiamente ricostituito in Parlamento. E ora si prepara alla riscossa con la nuova legge elettorale che potrebbe consegnare al drappello dei centristi il potere di fare e disfare i governi come Bettino Craxi ai tempi della Prima repubblica. Non serve il consenso degli elettori. Basta la fascinazione dei colleghi d'Aula per l'area moderata, dimostrata in modo inequivocabile dai numeri: i centristi alla Camera e al Senato si sono più che raddoppiati senza che si sia neanche andati al voto.

Alle elezioni del 2008 si erano aggiudicati solo cinque seggi a Palazzo Madama (i tre Udc e i due Mpa eletti in Sicilia). Oggi sono diventati 29 (i 15 del gruppo Unione di centro, Svp e autonomie, più i 14 del gruppo Per il Terzo polo, composto da Api e Fli), senza contare i vari senatori del gruppo Misto (11) e di Coesione nazionale (13) pronti ad arruolarsi con Casini & company. Se la truppa in Senato si è addirittura sestuplicata, ottimi risultati sono stati raggiunti, sempre grazie ai voti raccolti dagli altri, anche alla Camera, dove la squadretta dei 36 deputati di Ferdinando Casini si è più che raddoppiata in pochi anni. Il gruppo di Futuro e libertà, fondato il 30 luglio 2010 dal presidente della Camera Gianfranco Fini in rotta con Silvio Berlusconi, oggi conta 26 deputati, l'Api di Francesco Rutelli 7, mentre l'Udc è salito a 38. Totale: 71. Anche a Montecitorio, i terzisti ufficiali possono contare sul potenziale interesse dei deputati del gruppo Misto (31) e di Popolo e territorio (23).

Se nessuno schieramento è risultato immune al fascino per i centristi o i responsabili in soccorso del Cavaliere, la vera e propria emorragia l'ha subita il Pdl, che ha perso 66 deputati, contro i 12 del Pd, gli 8 di Idv e uno della Lega. Al di là della consistenza dei gruppi (che vedono ancora il Pdl in testa con 210 deputati, seguito a stretto giro dai 205 del Pd e, a grande distanza, dai 59 della Lega), nella partita tra chi ha vinto e chi ha perso seggi in Parlamento nel corso della legislatura, il Terzo polo straccia tutti. I transfughi si sono mossi essenzialmente verso il centro. I grandi partiti possono recuperare qualcosa solo nel caso di dimissioni: se Massimo Calearo, l'imprenditore voluto da Veltroni, rinunciasse al suo seggio alla Camera, al suo posto entrerebbe Andrea Colasio, assessore alla Cultura di Padova, che certamente opterebbe per i banchi del Pd. L'avvento del governo Monti ha ulteriormente rafforzato i centristi che, oltre a presentarsi come i più convinti sostenitori dell'esecutivo tecnico, sono tornati a far parte della maggioranza. Così possono dire la loro sulle riforme.


Dal Porcellum alla "vaccata"

Il vero capolavoro, infatti, il Terzo polo lo potrebbe mettere a segno con la legge che dovrebbe sostituire il Porcellum. I dettagli della riforma elettorale, che dovrebbe introdurre in Italia il proporzionale alla tedesca con lo sbarramento al 5 per cento, non sono ancora chiari, ma pare abbastanza certo il fatto che non si dovrà annunciare in anticipo la coalizione con la quale si intende governare. Lasciando così le mani libere ai partiti. «Con questa riforma si rischia di consegnare il governo del Paese al prossimo Ghino di Tacco», protesta Giovanni Bachelet, deputato Pd. «E ovviamente mi riferisco a Casini. Perché, come hanno dimostrato gli ultimi anni della Prima repubblica, una volta capito il gioco, il proporzionale dà il pallino al piccolo partito che si mette al centro. Il Pd pensa di poter scegliere, in verità sarà scelto. A urne chiuse, non sarà il Pd o il Pdl a decidere con chi allearsi, ma il Terzo polo. Per non vincolarsi all'Idv o a Sel, i democratici si vincolano nei fatti all'Udc».

Il presidente del forum Istruzione del Pd preferirebbe un altro modello: «Sarebbe meglio che le caratteristiche dell'alleanza sociale ed economica fossero chiare prima delle elezioni, dando una connotazione di sinistra alla coalizione. Altrimenti si ritorna ai tempi in cui il Pci era escluso dal governo». Bachelet teme che la nuova legge si riveli addirittura peggiore del Porcellum, come lamenta Antonio Di Pietro che ha coniato il nuovo epiteto di "vaccata". «Forse a qualcuno piace governare con Gasparri e Cicchitto per tutta la vita», continua il docente in aspettativa, «per me, invece, il governo Monti è un passaggio di responsabilità. Superata l'emergenza si deve tornare a scegliere tra due opzioni diverse, tra due modelli socioeconomici. Anche perché, con la fiducia nei partiti ai minimi storici, il rischio è la Prima repubblica di Ghino di Tacco, non certo quella di De Gasperi».


Larghe intese forever

«In ogni legge elettorale, ciascuno ha i suoi interessi », taglia corto Roberto Rao, deputato Udc. «Questa riforma consentirebbe al Pd di non essere necessariamente legato in coalizione a Idv e Sel, e a noi di presentarci autonomamente e condizionare magari le scelte dopo. Il premio di maggioranza ha dimostrato di non essere un elemento di governabilità». Fra le proposte in discussione tra i partiti che sostengono il governo Monti, c'è anche quella di indicare il candidato premier. Ma, precisa l'esponente Udc, potranno anche essere nomi di bandiera: «È chiaro che sarà il Parlamento a decidere». Lo Scudocrociato di Casini punta a presentarsi alle prossime Politiche assieme a Futuro e libertà di Fini e all'Api di Rutelli, sperando di capitalizzare il sostegno convinto al governo Monti. «La nostra speranza è che gli altri si decidano ad avallare una grande coalizione in grado di completare il percorso di risanamento che a fine legislatura sarà appena iniziato. Qualunque sia la legge elettorale, il Terzo polo correrà da solo. Difficilmente comunque si potranno fare governi che prescindano da noi», conclude Rao, che ammette che per il suo partito la bozza in discussione «rappresenta un cambiamento in meglio».

La condizione dell'Udc rimane sempre la stessa: nessun esecutivo con Idv, Sel o Lega. Anche Benedetto Della Vedova, capogruppo di Fli alla Camera, auspica che la riforma elettorale messa a punto dai tre tecnici dei partiti di maggioranza si faccia: «Penso a una legge che avvantaggi chi ha più voti, senza la camicia di forza del premio di maggioranza del Porcellum che consentiva alla coalizione che prendeva un voto in più di fare filotto a prescindere dal fatto se rappresentasse o meno la maggioranza degli elettori ». Anche perché, secondo l'ex radicale, «il tentativo di blindare il sistema maggioritario e bipolare non ha funzionato». A prescindere dalla legge con la quale si voterà, Della Vedova ritiene che il Terzo polo debba «creare un soggetto elettorale unitario e riformatore che sia competitivo con gli altri sul terreno della continuità a una stagione di serietà e riforme, come quella che stiamo vivendo. Fini e Casini sono quelli che, in tempi e modi diversi, più hanno spinto per un cambio di stagione politica e sono quelli che la sostengono con maggior convinzione, non come una parentesi. Ci candidiamo a essere garanti del fatto che non si torna indietro».

Siccome non manca chi teme che invece indietro si torni, il capogruppo di Fli precisa: «La mia ambizione non è tornare alla Prima repubblica, ma cominciare la Terza». A dimostrazione del fatto che la bozza in discussione avvantaggia soprattutto il centro, c'è il sostegno compatto del Terzo polo. La proposta non piace, invece, né agli ex An dentro il Pdl, né ai bindiani e ai prodiani del Pd. Che chiedono al partito di sottoporre alla verifica interna il nuovo modello, visto che i democratici finora avevano sposato il doppio turno alla francese. E avvertono Bersani che la prima vittima del nuovo sistema potrebbe essere proprio lui. Anche perché è noto che, quando si tratta di resurrezioni, i centristi sono degli esperti.

 




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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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